La Storia delle Giubbe Rosse a Firenze

La nostra storia ha inizio alla fine dell’ 800 ma prosegue indefinitamente nel tempo. La potete leggere qui di seguito dove sono tracciate le linee principali che hanno caratterizzato la frequenza delle ‘Giubbe Rosse’ in relazione agli eventi storici che hanno attraversato il nostro Paese.
Dalla prima fase del novecento che vide gli intellettuali dividersi tra interventisti e pacifisti si passò al ventennio in cui la libertà culturale era controllata da un regime autoritario; esempio ne è una copia della bella fotografia di Cartier-Bresson che presenta Piazza Vittorio in quegli anni desolatamente vuota.
Era il periodo dell’Ermetismo in cui Montale era indotto a rassegnare le dimissioni dal Gabinetto Scientifico-letterario ‘Vieusseux’ e le tradizionali giubbe rosse dei camerieri venivano sostituite da giacche bianche. Durante la guerra di liberazione il locale divenne base di frequentazione delle truppe alleate.
Dopo il secondo conflitto mondiale si alternano periodi di interessante frequentazione culturale ad altri in cui questa è rarefatta.
Dagli anni ‘80 in modo sistematico e continuativo le ‘Giubbe Rosse’ hanno una direzione culturale che organizza mensilmente iniziative di grande interesse letterario ed artistico. Nelle pagine seguenti trovate la narrazione sintetica di quelle che sono state chiamate le cinque stagioni delle ‘Giubbe Rosse’.

‘800 in Piazza Vittorio Emanuele

Alla fine dell’Ottocento l’amministrazione comunale di Firenze decise di radere al suolo l’antico quartiere del Mercato Vecchio, per far posto ad una nuova piazza dedicata a Vittorio Emanuele II.
“Non fu giammai così nobil giardino / come a quel tempo egli è Mercato Vecchio / che l’occhio e il gusto pasce al fiorentino”, cantava nel trecento il poeta Antonio Pucci, “Mercato Vecchio nel mondo é alimento. / A ogni altra piazza il pregio serra”.

Certo é che, dopo i fasti del medioevo, il luogo era inesorabilmente decaduto: Nel 1881 il giornalista Jarro pubblicò un libro-denuncia, “Firenze sotterranea” in cui si descriveva il centro della città come un ricettacolo di delinquenza e prostituzione. Molti episodi che vi erano riferiti risultavano indubbiamente esagerati o distorti ad arte, ma lo scalpore suscitato dal libro convinse i benpensanti della necessità di far “piazza pulita”di tutte quelle lordure.
“Telemaco, piangi sulle porcherie che vanno giù? “, domandò scherzando un ingegnere comunale a Telemaco Signorini, che continuava imperterrito a dipingere gli antichi vicoli in corso di demolizione. “No piango sulle porcherie che vengono su”, rispose il pittore.

Reininghaus o Giubbe Rosse

Il caffè storico-letteraio “Giubbe Rosse” è il più celebre dei Caffè storici italiani, un vero crocevia della letteratura, dell’arte e della cultura di tutto il ‘900 tuttora attraversarono dalle tematiche della contemporaneità.
Aperto nel 1896 come Caffè-Birreria dei fratelli Reininghaus, prese il nome dal colore delle nuove giacche dei camerieri quando nel 1910 un cambio di proprietà lo ristrutturò in stile liberty.
All’inizio era un circolo scacchistico dove si narra sia passato Vladimir I.
Lenin appassionato della scacchiera, ed anche poeti ed intellettuali tra i quali Gordon Craig, Andrè Gide, Medardo Rosso.

Stagione Futurista

I primi anni del secondo secolo vedono frequentare le “Giubbe” da Giovanni Papini, Ardengo Soffici e Giuseppe Prezzolini legati alle riviste “Il Leonardo” e “La voce”.
Dal 1912, dopo la pubblicazione del manifesto del 1909, si avvia la grande Stagione del Futurismo ed alla “Giubbe Rosse” sono presenti, prima scontrandosi in una famosa rissa e poi collaborando: Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Aldo Palazzeschi, Carlo Carrà. E’ in questo periodo che il locale si impone come Caffè letterario dove sono di casa libri e riviste tra cui “Lacerba”, e “L’Italia Futurista”.

Tra le due guerre

L’avvento della prima guerra mondiale rompe il fronte degli intellettuali dove i Futuristi si Impegnano per l’interventismo. Nel 1915 cessa il periodo Futurista e al Caffè torna il club degli scacchisti.
Dopo la prima guerra mondiale riprende, in un clima più rilassato, la frequentazione degli intellettuali ed inizia quello che può essere definito Periodico Solariano.
Alle “Giubbe Rosse” frequentatori insigni divengono Giuseppe De Robertis, Eugenio Montale, Umberto Saba, Carlo Emilio Gadda, Bonaventura Tecchi, La rivista di riferimento è appunto “Solaria” con Alessandro Bonsanti, Alberto Carocci ed altri che al Caffè tengono la redazione del periodico.
Dal 1926 “Solaria” prosegue la pubblicazione per dieci anni traducendo e facendo conoscere grandi scrittori stranieri come James Joice, Franz Kafka, Virginia Woolf.
In continuità con il periodo precedente prende il via la Stagione dell’Ermetismo con la rivista “Frontespizio” nel ’31 e “Letteratura” nel ’37 e le presenze di Carlo Bo, Mario Luzi, Tommaso Landolfi, Oreste Macrì.

Nel ’38 esce la rivista “Campo di Marte” che elegge anch’essa il locale a proprio luogo di redazione con Alfonso Gatto, Vasco Pratolini, Pieto Bigongiari, Alessandro Parronchi.
In questi anni la vicinanza delle riviste fiorentine alle letterature straniere pone gli intellettuali in posizione invisa al nazionalismo del regime. Eugenio Montale viene rimosso dalla direzione del Gabinetto G.P. Vieusseux, ai camerieri viene imposta la giubba bianca, nel locale si aggirano informatori che segnalano le posizioni culturali d’opposizione. Il clima del periodo è ben espresso in una copia di una foto, affissa nel locale, di Henri Cartier Bresson di Piazza Vittorio (così si chiamava Piazza della Repubblica) dove i tavoli del Caffè appaiono desolatamente vuoti.

La ripresa

Al termine del secondo conflitto mondiale i camerieri indossano nuovamente le giubbe rosse e riprende la frequentazione del locale sia da parte degli intellettuali degli anni 30 che da altri come Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Luciano Guarnieri e Antonio Bueno.
Termina alla metà del 900 quello che può essere indicato come il periodo dei Caffè Storici; Firenze, anche per lo spostamento di importanti iniziative editoriali verso Milano e Roma, non è più il principale luogo di riferimento, il Caffè perde il ruolo di casa dei letterati.
Aderiscono al movimento anche i giovani Ottone Rosai e Primo Conti, di quest’ultimo è presente sul muro delle “Giubbe” un fiore disegnato settant’anni dopo, quando nel 1986 il movimento “Ottovolante” riattiva la frequentazione letteraria del locale e lo invita ad una testimonianza.
Nel 1914 Dino Campana vi giunge a piedi da lontano portandovi i suoi “Canti Orfici”.
Questo primo periodo del locale è narrato dal volume di Alberto Viviani “Giubbe Rosse 1913 – 1915” edito da Barbera nel ’33

Le Riviste

Molte riviste letterarie e culturali hanno avuto nelle ‘Giubbe Rosse’ una vera e propria sede editoriale. Dagli inizi del novecento le riviste ‘Lacerba’ e ‘L’Italia Futurista’ avevano qui la loro redazione ed ai tavoli del locale venivano pianificate e realizzate le pagine di due periodici così importanti che proseguivano la tradizione delle riviste fiorentine ‘Il Leonardo’ e ‘La Voce’.

Dal 1926 la rivista ‘Solaria’, i cui redattori qui si ritrovavano, fece conoscere per dieci anni i grandi scrittori stranieri in un periodo in cui la cultura nazionale era sostanzialmente autoreferenziale. Oltre questi periodici così culturalmente rilevanti le ‘Giubbe Rosse’ vedevano, in altri periodi, la saltuaria presenza di autori e redattori di riviste fiorentine quali ‘Quartiere’, ‘Tèchne’, ‘Dopotutto’, ‘Protocolli’.
Più recentemente erano periodicamente presenti alle ‘Giubbe Rosse’intellettuali delle riviste ‘Collettivo R’, ‘Salvo Imprevisti’, ‘Il Ponte’, ‘Stazione di Posta’, ‘Molloy’, ‘L’area di Broca’, ‘Il Portolano’ ecc.
Negli anni ‘90 la proprietà delle ‘Giubbe Rosse’ promuove una vera e propria collana editoriale che ne porta il nome, con la pubblicazione di molti volumi di rilevante interesse.
È meritorio che un’attività commerciale sostanzialmente sostenuta da un incessante flusso turistico. mostri interesse e sensibilità culturali tali da impegnarsi in una continuativa attività editoriale e nella promozione di mostre d’arte e di veri e propri festival di poesia con la partecipazione di autori italiani e stranieri e, a tutt’oggi, la direzione culturale di Massimo Mori. Sulle ‘Giubbe Rosse’ sono state pubblicate numerose opere monografiche.
Tra le più famose quella di Alberto Viviani edita da Barbera nel ‘33 (una preziosa copia è esposta nel locale), che narra del periodo dal 1913 al 1915; la storia del Caffè scritta da Eugenio Miccini nel volume ‘Caffè Letterari’ di Arrigo Falqui edito da Canesi nel 1961; la descrizione della più recente vita culturale delle ‘Giubbe Rosse’ nel libro ‘Il Circuito della Poesia’ di Massimo Mori edito da Manni nel 1997; ‘Incontri alle Giubbe Rosse’ di Arnaldo Pini pubblicato da Polistampa nel 2000; il libro di Leopoldo Paciscopi ‘Gli anni discontinui’ edito dallo stesso Caffè; ‘Da Quartiere alle Giubbe Rosse’ di Franco Manescalchi pubblicato nel 2005 ecc.

La copiosa e ricca attività culturale delle ‘ Giubbe Rosse’ costituisce per la città di Firenze un vero e proprio patrimonio da tutelare e salvaguardare; ma questa realtà è soprattutto merito delle varie proprietà del locale che si sono alternate nei decenni con la consapevolezza della rilevanza storica del locale promuovendo iniziative importanti.
Non certo da ultimo questa realtà viva e vitale nel panorama della città e del Paese è possibile per la frequentazione e l’impegno degli scrittori, degli artisti e degli intellettuali che frequentando le ‘Giubbe Rosse’ e portano avanti nella ‘tradizione del nuovo’ il riconoscimento dell’eredità culturale del passato e le istanze di un continuo rinnovamento.

Ai tavoli del Caffè Letterario

Si può dire che ai tavoli delle ‘Giubbe Rosse’ se ne sono viste di tutti i colori.
In fondo al locale vi è il grande tavolo attorno al quale si sedevano i futuristi e che vide la zuffa tra i milanesi e i fiorentini.
I personaggi famosi che vi sono transitati vanno da Marinetti a Boccioni, da Palazzeschi a Rosai da Montale a Gadda, da Pratolini a Quasimodo da Malaparte a Miccini eccetera. Ma anche attualmente nel locale si possono quotidianamente incontrare letterati ed artisti che hanno ancora nelle ‘Giubbe Rosse’ un loro riferimento.
Basterà entrare ed avere semplici indicazioni dal personale per poter scambiare impressioni ed osservazioni con artisti e poeti che frequentano il locale.
Da altre città intellettuali aspirano a presentare i loro libri od esporre le loro opere in un luogo così qualificante e carico di storia come questo Caffè dove le iniziative avvengono con il patrocinio del Comune di Firenze e varie associazioni culturali vi svolgono eventi e programmi.
Così senza rigide formalità chiunque può trovarsi al centro delle attuali riflessioni, anche contrastive, che caratterizzano la nostra stagione culturale.
Non a caso dagli anni ‘80 le ‘Giubbe Rosse’ si sono autodefinite ‘porto franco di poesia’, come mostra una piccola matrice in rame e alluminio dietro il bancone del bar.
In questo porto possono approdare ai tavoli le più diverse istanze e tendenze purché siano disposte ad un confronto democratico aperto alla pluralità delle posizioni.
Benvenuti ai nostri tavoli!